Inviato da ebeMajor il Ven, 15/12/2017
san_daniele

S. Daniele del Friuli si trova adagiata su di un colle che si eleva su un territorio dolce, mosso da rilievi appena accennati. Intorno alla cittadina poderi marcati da siepi ed alberi, coltivazioni, rigagnoli d'acqua: un paesaggio mite, che sa di lavoro e di calma. Ti aspetti di vedere passare un fagiano, un gallo cedrone che con aria placida misura la campagna, o una lepre attraversare la strada asfaltata con improvvisa, rapida corsa, la coda lanosa e sbarazzina che si lascia indietro la nostra meraviglia. Ai piedi del Monte Massimo si trova il laghetto morenico che sopravvive tutt'ora pescoso alla modernizzazione e all'inquinamento: qui, intorno al '700 si trova il cimitero ebraico, sorto poco prima che gli interessi economici dei sandanielesi avevano cominciato ad erodere i pacifici rapporti tra le due comunità.

In cima al colle, su per le strade lastricate, dietro le curve e i dossi antichi una gelosia appena abbozzata nasconde dietro i portoni cortili di panche intarsiate, di Madonne scolpite e di giardini verdissimi tra le pietre di fiume che formano le mura di cinta. Al centro della cittadina, accanto al Duomo massiccio e un po' freddo, la loggia della Biblioteca Guarneriana accoglie il visitatore con un prospetto d'archi in cui, ai tempi di una felice iniziativa culturale, risuonò un'arpa in una notte d'agosto memorabile, quando le note di quello strumento antico si intrecciarono ai fiori arrangiati ad arte in una competizione tra fiorai - fugace eleganza, fugace bellezza.

La biblioteca, scrigno prezioso di preziosi documenti, si inscrive con dignità e riserbo tra le grandi istituzioni culturali d'Italia, ma langue per la mancanza di fondi che sta consegnando le antiche miniature alla polvere e al rimpianto. Nella rievocazione storica annuale dei fasti culturali della città, la Sala Fontaniniana si accende di passioni e di musica antica: un liuto, una poesia del passato, un manoscritto violentato dalla rapacità di un predone bramoso ci riportano indietro, a quando S. Daniele portava alto nel mondo lo stendardo di civiltà e di cultura che oggi, a sprazzi, a brandelli, ancora ritroviamo, e non a fatica, tra queste mura.

Accanto alla piazza principale, lungo una strada che si rinserra tra le case, si trova la Chiesa di S. Antonio Abate, decorata a più riprese ed oggi consegnata ai lavori di conservazione, in cui gli affreschi di Martino da Udine, artista rinascimentale di origine dalmata che divenne noto col nome di Pellegrino da Udine si alternano ad interventi più antichi. L'elegante e sobrio arco in pietra scolpita che introduce all'interno fa da contrappunto alla sontuosità scenografica delle scene sopravvissute al tempo: i verdi, i grigi, i violetti e i gialli acri, i bruni bituminosi accendono i gesti un po' legnosi dei personaggi a grandezza naturale e ne cristallizzano il ricordo in un trionfo che ha del gotico, del moderno, del veneto e del fiorentino insieme.

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