Inviato da ebeMajor il Sab, 25/11/2017
piuma5

Iris

Tu dici: è l'iris! Lo dici come se fosse un'eterna epifania di cielo senza un difetto, ardito sopra i gambi glauchi. E mentre lo aspiri l'aroma si disfa in un pulviscolo di seta, tra cipria e miele, deliberato e amaro. Amaro, come le cose che non possiamo avere ma dolce, come lusinga per l'ansia di un approdo: a che scopo volere e non potere? La curva tremula dei petali e delle barbe azzurre, viola, gialle e nere perfino sovrasta di gran lunga il rischio di incontrarne l'anima, essa recede seppure si doni all'estasi d'altri. È ampio, sontuoso, come donnetta trepida di nastri e di velluti, cerca il superfluo per difendersi il cuore, l'iris. Nelle radici il fulcro del suo profumo di carni disorienta. E dietro la curva dei suoi vessilli alati sciamano i desideri - uno per non morire, due per non rimaner soli, tre per poter essere amati, quattro per la leggerezza, cinque la forza della sopportazione, sei la coppa della sapienza, sette per ascendere all'imo, otto il tempo che si riannoda, nove l'ebbrezza del ricongiungimento, dieci un ciclo che si completa... Ad ogni desiderio si accendono gli sguardi ma le maree sideree si consumano finché, perduti i desideri, non giunga la notte dell'eterno trovare.

Non conosce la notte, eppure l'iris la chiama, perché è dalle nebbie che sorge l'aurora e dall'indifferenza amore. Se avessimo nerbo, un'odalisca sacra ci indicherebbe il guado, ma quanto ci manca il coraggio per sperimentare un orizzonte oltre la nostra necessità di potere! Ahinoi, dalla cruna della sovrabbondante allegrezza non passerà la fune del nostro dolore per questo gualcito lembo di infinito. E il desiderio strazia un equilibrio alto.

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