Inviato da ebeMajor il Sab, 05/05/2018
fiori

Il giardino delle rose

Quante rose nel giardino dell'abbazia! Ovunque, a perdita d'occhio rose, rose di tutti generi, di tutti colori, di tutte le provenienze...
Rose sontuose come gli strascichi delle regine, rose riservate come il sospiro di una fanciulla innamorata, rose eleganti e rose selvatiche, rose con il vestito da sera e rose ancora con la camicia da notte. Rose antiche, opulente e globose nel loro budoir vegetale, rose moderne affilate come un'intuizione o un teorema geometrico. Rose vezzose come damine orientali, rose sfacciate, rose senza tempo, rose sfiorite, rose ancora in boccio e rose secche sugli steli acerbi. Rose gualcite dalla nottata trascorsa all'aperto, rose perdute nel sogno di eterna giovinezza e rose mature, disfatte e gloriose senza rimpianti, rose pietose sulle pietre di un muro claustrale, roselline deliziose che a ciocche si fanno compagnia come bambine al primo giorno di scuola.
Rose rampicanti, con gli speroni acuti della determinazione a sollevarsi da terra, rose arboree con il portamento contegnoso di chi si è fatto da solo -ma chi, in questo giardino, si è fatto da solo? Ovunque il miracolo della dedizione umana e la potenza della mano di Dio-, rose adagiate nelle aiuole e rose a distesa lungo i fianchi della collina, ai piedi delle viti e tra i mattoni. In un angolo fuori delle mura, dove si trovava il cimitero comunitario, si trovano rose mescolati ai più umili odori da cucina, e dal tripudio di verde che tutto accomuna, democraticamente rose e odori traggono ispirazione: le rose perdono quell'aria altezzosa che talvolta le avvilisce, le piante di rosmarino, salvia, mentuccia acquistano in levità o disinteresse.
E che dire delle rose ad arco lungo il bordo del portone di ferro? Si inerpicano appigliandosi alla chiave di volta e si stendono, impudiche, all'ammirazione facile di coloro che cercano il colore locale -un vecchio portone di ferro tra un giardino appartato e l'altro, delle rose, un sospetto di appuntamenti segreti-gareggiando in scenografia con il roseto che si avvince alla balaustra del terrazzo in pietra e con le roselline ai piedi dell'immancabile statua che veglia sul panorama del poggiolo.
E i colori? Ci sono rose color dell'avorio, direi quasi verdine, con un non so che di vetusto eppure di fresco, come se nel tempo potesse rimanere una traccia di eterna felicità. Ci sono rose aranciate come coralli, aperte alla luce del sole di cui accolgono lo splendore come un amore o una benedizione. Ci sono rose paonazze, violacee o porporine, che se se stanno in posa aspettando lo sguardo del visitatore e rose palliducce, vergognose, che si nascondono tra foglie aguzze e fusticini delicati, dalle sfumature rossastre spesso inverosimili. Ci sono rose gialle come l'oro e rose bianchissime, sfolgoranti nella loro glaciale distanza, rose con i petali screziati, incrocio della causalità o della ricerca botanica, rose che imitano le peonie e rose che sembrano papaveri. Ci sono rose selvatiche che gridano la loro gioia fucsia al cielo, le gole spalancate dal cuoricino bianco coronato, grandi e solitarie, e rose storiche color carnacino, dimesse e ridondanti insieme, che si affollano a cespugli, a masse, a siepi. Ci sono boccioli che tralignano la specie: appaiono, poniamo, aranciati, e poi, a fiore adulto, ecco che abbiamo una rosa rossa oppure gialla o rosa.
E gli odori... Profumi intensi di rose cariche di fiori a grappoli e sentori impercettibili, come il ricordo appassito di una vita passata, di una fiducia che non muore per abitudine o per stanchezza. Ci sono effluvi che si sgranano mollemente e sollecitano visioni estatiche, della stessa carnalità sensuale del desiderio amoroso e assenze di profumo che sorprendono per dissonanza di ruoli.
E poi sentori di tutti i caratteri: dolci, aspri, melodrammatici, miti, suadenti, imperiosi...
Ci si perde, nel giardino delle rose. E in questo perdersi, quanto è dimenticare e quanto è ritrovarsi?

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