Inviato da ebeMajor il Lun, 01/01/2018
lume

Un dono d'inverno

Gennaio, l'aria è freddissima e si fa fatica persino a camminare. Per strada, nonostante sia il pomeriggio di una giornata di sole, pochi passanti che si affrettano a rientrare. Il sole è basso all'orizzonte, un sospetto di tenebra incupisce l'aria che diventa cristallina, crocchiante e brusca come lo scricchiolio dei passi sul selciato e costruisce la materia del cielo più puro, di un turchino assoluto come nelle sere d'estate.
I giardini sono tutti imbacuccati per l'inverno: le siepi spoglie sono coperte di ghiaccio, le piante più delicate sono avvolte in coltri di cellophane e nei vasi vuoti non è rimasta traccia dei bulbi che verranno trapiantati tra mesi. Un uccello annerito dall'avanzare dell'ora -un merlo, un piccione, chissà?-attraversa il silenzio gelato e si allontana, cianciando tra sé e sé di vermi da trovare.
Tutto è crocifisso dal gelo, anche il respiro si fa scrupolo di turbare la grandiosità di quel freddo assoluto e limita la sua portata a sbuffi di calore che si perdono inani tra i comignoli e la sciarpa indurita.
Solo un calycanthus contorto, testardamente si ostina e lancia il suo richiamo al cielo.
Profuma intensamente e sa di paradiso e ricchi doni di essenze lontane e carovane che trasportano incenso. I fiori gialli, il centro arrossato dai raggi al tramonto, spiccano stranamente sui rami spogli e non sembrano soffrire di questa morsa agghiacciante, che si confonde con i ricordi d'amiche di un tempo, quando eravamo più giovani e confusi e non conoscevamo il mondo.
Ora il mondo è passato e con lui tutto quel male, le amiche travolte dalla stessa ostinazione che porta quest'albero, nel pieno dell'inverno, a sciogliere la sua canzone al gelo della sera e di quei tempi non rimane che un ricordo sottile.

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